Lettera aperta sul villaggio di Trevinano e sul Parco Interregionale Monte Rufeno e Selva di Meana
Le tendenze meramente sviluppiste e le pratiche speculative di vario tipo, si muovono alacremente in una fase di stagnazione dell'economia e caduta dei valori etici e morali. E' quanto accade oggi sotto i nostri occhi e le nostre menti impietrite dal disgusto o vanificate nella mercificazione di ogni cosa.
Tendenze necessarie e indispensabili si dice se si vuole continuare a vivere di ciò che viviamo, se vogliamo lavorare e garantirci un reddito. Il lavoro è la nostra ricchezza, ma il lavoro è trasformazione inesorabile, è modificazione della nostra mente, dei nostri sensi e della nostra memoria, di tutto ciò che giudichiamo in base a criteri di utilità e bellezza. E spesso si tratta della bellezza di ciò che chiamiamo natura, dell'ambiente che ci circonda, del paesaggio che pure è frutto del lavoro dell'uomo, ma di un lavoro che ha prodotto appunto, bellezza. Quanta di questa bellezza ci rimane ancora, ci chiediamo volgendo lo sguardo al territorio, a quella parte del mondo in cui ci troviamo più spesso a vivere?
La bellezza se pure c'è o di quel poco che ne rimane ancora, la vogliamo cancellare in nome di una trasformazione sociale ed economica che del senso del bello ha fatto una questione personale e spesso priva di significato, spesso spinta solo dall'interesse economico.
Dimostrazione di questa situazione è ciò che sta per accadere a Trevinano, alle spalle della Riserva del Monte Rufeno, dove la volontà di realizzare un villaggio ecologico, non sembra corrispondere a ciò che si potrebbe definire “opera d'arte”, come lo fu la stessa costruzione dell'antico borgo, ma a qualcosa che ha il carattere, piuttosto, di un opera "ad arte", speculativa e personale.
Scendiamo così nel pratico del problema. C'è un costruttore che ha acquistato un terreno nella zona preparco (area contigua) di Trevinano sul quale vuole costruire un villaggio. C'è un consiglio di zona che ha deliberato a favore. C'è l'Ente gestore della Riserva che spinge per un Piano d'assetto incompatibile con le sue finalità e c'è un Comune, quello di Acquapendente, che vuole approvare un piano regolatore in cui sia prevista la costruzione del villaggio.
Al costruttore: capiamo la sua esigenza di intraprendere, costruire e vendere, di fare affari, ma tenga conto che non è il solo a vivere su questa terra e che le intenzioni di ciascuno di noi di trasformare il territorio, dovrebbero tener conto di ciò che è un bene comune. Sempre che ci siano i permessi, nella proprietà da lei acquistata sarebbe libero di fare quel che vuole, ma a noi pare un'idea peregrina credere che la comunità possa rinunciare di quel poco ambiente che gli rimane, facendo spazio ad un villaggio che spunti dalla sera alla mattina, senza poi andarsene più. Quindi non siamo d'accordo con le sue intenzioni di privarci di un bene che è dominio di tutti, fosse solo questo bene la vista di Trevinano nel suo isolamento o la vista che da lì si gode verso il Monte Rufeno.
Al comitato di zona ed ai trevinanesi: non pensate che ultimati i lavori di costruzione tutto ritornerà come prima, cioè non ci sarà lavoro come prima, mentre avrete per sempre un Trevinano “gemello” con le sue luci, i suoi rumori, che vi abbaierà la vista sullo sfondo naturale del Monte Rufeno? Non credete che quel che avete pensato come il rimedio contro lo spopolamento, sia invece un modo per togliere anche l'anima al vostro paese? Vi lamentate forse che i giovani vanno via? Non pensate al fatto che i vostri giovani vogliono vivere in un posto che abbia più svaghi e più possibilità occupazionali e che questo posto non sia Trevinano e non lo potrà mai essere? Non pensate che quelle costruzioni non possono risolvere questo problema e non possono assecondare quelle aspettative? Non pensate invece che sia meglio investire e spendere qualcosa per rendere ancora più bello e interessante, anche per il visitatore, il vostro abitato antico, lasciando stare quel progetto che per il turista potrebbe diventare anche un deterrente? Avete bisogno di ulteriori case per vivere, perché non occupate quelle sfitte, o ne costruite di nuove nel borgo rispettando i suoi canoni estetici ed architettonici?
Domande queste che rivolgiamo anche al Comune di Acquapendente, naturalmente.
Ed al Comune, ma anche agli altri Enti del Lazio e dell'Umbria, che dovrebbero essere coinvolti, tre questioni poniamo: questione area contigua, questione sviluppo economico parco, questione parco interregionale.
Basta leggere quel che la legge dice – L. n°394/91, art.32 comma 1, Le Regioni [..] con gli Enti locali [..] stabiliscono piani [..] relativi alle aree contigue, ove occorra intervenire per assicurare la conservazione dei valori delle aree protette stesse - oltre che basarsi sul buon senso, per capire che se su un'area contigua si può costruire, non si può fare una vera e propria speculazione, atto vandalico, scempio del paesaggio. È area contigua anche per questo, per tutelare non solo il parco ma tutto il territorio circostante creando quella fascia in cui la soglia di naturalità aumenti progressivamente e dare senso così all'area protetta stessa.
Un area protetta sappiamo tutti che deve poter essere mantenuta tale, e perciò occorrono investimenti pubblici, investimenti che devono però essere mirati a renderlo innanzitutto luogo di eccellenza ambientale e conseguentemente economico e sociale. La tutela e il miglioramento ambientale passa per la conservazione delle risorse naturali e per la loro valorizzazione e un loro uso capace di garantirne la sostituzione o la rigenerazione. Una immediata conseguenza è l'interesse turistico certamente, ma un turismo consapevole, capace di immergersi in questo luogo e rispettarne l'essenza e il valore. Ebbene crediamo che il villaggio non sia in grado di conservare queste risorse perché aumenterebbe l'antropizzazione, e per di più, concentrandola a ridosso del parco, non lo valorizzerebbe e non consentirebbe un uso sostenibile, perché il paesaggio ne verrebbe fortemente alterato e snaturato, mentre risorse interne come i casali verrebbero lasciati al degrado. Non favorirebbe infine un turismo di qualità, che potrebbe classificare quell'opera come uno scempio e che potrebbe preferire piuttosto andarsene altrove e non favorirebbe le iniziative dirette delle realtà economiche e sociali del territorio, che rappresentano il vero momento di sviluppo delle comunità locali.
Non sarebbe allora il caso di porre e concentrare tutta l'attenzione su quella che è ed è stata, ma ci appare come arenata, la scelta più coerente sia per accrescere il valore ambientale di questo ampio territorio sia per favorire forme di sviluppo che ne siano garanzia di miglioramento, e cioè la scelta di dare vita e corso al Parco Interregionale?
Infatti crediamo che sia questo il primo obiettivo da perseguire sia per l'Amministrazione acquesiana, che per il Comune di Allerona, sia per l'Ente gestore della Riserva del M. Rufeno e la Regione Lazio, che per la Comunità Montana Monte Peglia e Selva di Meana e la Regione Umbria. Questa ampia fascia di territorio, che va dalle propaggini meridionali della Selva di Meana, la media valle del Paglia, le pendici dell'altopiano dell'Alfina, i calanchi, Villalba, Monte Rufeno, i piccoli borghi di Allerona, Trevinano e Torre Alfina. Senza mancare di considerare l'ampia valenza ambientale che può avere il Parco Interregionale in funzione del mantenimento di quel corridoio ecologico che dalle nostre zone percorre tutta la bassa Toscana, dal M. Cetona, alla Val d'Orcia, dal Monte Amiata e l'alta maremma laziale e la maremma grossetana, fino al Tirreno, ai monti dell'Uccellina.
Aspetti questi che possono essere visti come base per un rilancio economico in generale e turistico in particolare (e non solo) e che non possono essere offuscati da scelte miopi di entrambe le amministrazioni e delle forze economiche e sociali, che cedono alle prime difficoltà di organizzazione e strutturazione, e che ci costringete a ritenere che siano anche difficoltà di immaginazione, di ricerca e di giudizio sulla qualità e sul valore di una tale istituzione.
Ed è proprio la mancanza di una comune e coerente gestione, il primo punto di contrasto e di scadimento di ogni iniziativa. È proprio nella separazione, nell'autonomia da una parte e dall'altra del confine, nella disarmonia delle scelte e delle azioni di ordine ambientale, ma soprattutto di ordine economico strutturale, che si cede a linee di politica economica sterili, politiche che contengono elementi di rischio ambientale proprio perché la scarsità delle risorse di ogni località impone di sfruttare, depauperare e togliere sempre più pezzi importanti a quelle che sono le cose da tutelare.
La gestione comune di questo territorio e delle sue risorse potrà invece consentire di aprire ulteriori prospettive di rilancio anche in risposta alle aspettative dei cittadini che vivono nei borghi più isolati. Le soluzioni autonome, indipendenti, frettolose, velleitarie, di prospettiva minima, di facile ma breve guadagno e che, soprattutto, richiedono più risorse di quelle che creano, saranno il suo inesorabile declino.
Rivolgiamo quindi questo appello unendoci a tutti quelli che stanno muovendo passi per ostacolare la realizzazione di questo villaggio, ma anche per porre l'attenzione della popolazione locale, dei Comuni di Acquapendente e di Allerona-Castelviscardo, la Comunità Montana Monte Peglia e Selva di Meana e l'Ente della Riserva del Monte Rufeno, la Regione Umbria e la Regione Lazio, e di tutti coloro che si vogliono unire, sulla necessità di sostenere un percorso di rilancio di un progetto condiviso e di maggiore respiro culturale, economico, politico e sociale.
Ass. Cult. Il Ginepro
Seguendo a freddo il dibattito on line sull’“Ecovillaggio a Trevinano” (http://trevinanobello.altervista.org/) rimango sorpreso dai toni degli interventi che spesso, secondo me, non presentano posizioni diametralmente opposte. Credo che anche in questo caso il conflitto in corso possa essere visto come una preziosa opportunità per raccogliere e mettere a frutto motivazioni sentite e diverse nell’interesse della collettività … e sarebbe bene non lasciarsi sfuggire l’opportunità di parlare del futuro di Trevinano, come abbiamo invece fatto con l’Agenda XXI Locale di Acquapendente.
Mi sembra positivo che molti abbiano espresso la loro personale opinione e sicuramente uno sforzo deve essere fatto per cogliere le ragioni delle due parti: del resto la petizione firmata ha come titolo “Ecovillaggio a Trevinano: parliamone” ... e in questa direzione forse rivedrei il titolo della home page.
Il paesaggio ai sensi del recente Codice Urbani è un bene culturale preziosissimo e non può essere considerato solo appannaggio delle comunità locali. Alle comunità locali va invece sempre riconosciuto il diritto di autodeterminarsi, ma anche di chiedersi se la direzione che si vuole intraprendere è una libera e ponderata scelta nella tutela di tutti gli interessi collettivi o solo l’indicazione di un imprenditore o di un architetto di turno o chi per lui.
Purtroppo non mi pare ancora sufficientemente chiarito un grossolano equivoco.
Stefano Panzarasa, da sempre attore e testimone di un’etica dei parchi oltre la tecnoburocrazia di interesse, ci ha detto che un “Ecovillaggio” lo si forma quando le persone decidono di vivere insieme in armonia con la natura. Prima che per il cemento e il recupero di un patrimonio edilizio un “Ecovillaggio” passa per le persone e i loro valori, i problemi e le aspettative, le opportunità e i sogni di sostenibilità ecologica (probabilmente in accordo con quanto detto da Simona, S&S e altri che non conosco). Chi volesse capire meglio cos’è un “Ecovillagio” può visitare vari siti tra cui www.ecovillaggi.it/rive/index.html, www.mappaecovillaggi.it e www.aamterranuova.it/article1610.htm. Queste esperienze sono molto eterogenee e in forte evoluzione e possono ricordare il dibattito esistente attorno agli Ecomusei, ma anche metterci in guardia dall’uso improrio del suffisso eco perché … Eco-comodo e forse abusato. Ci vuole poco a capire allora che nel nostro dibattito si sta usando impropriamente un termine invece di confrontarci in tutta onestà con un più o meno opportuno progetto di “villaggio turistico” e null’altro, nel migliore dei casi costruito con regole di rispetto ambientale che dovrebbero essere già abbondantemente sancite in un piano regolatore per nuove costruzioni.
Chiarito questo possiamo ora rispondere al primo messaggio di Guido che un “vero Ecovillaggio” può invece diventare un’opportunità primaria per Trevinano, proprio partendo da problematiche come … le strade, la carenza di mezzi pubblici e servizi, il mantenere in vita feste tradizionali e l’ufficio postale e tanti disagi affrontati nella quotidianità.
E allora può diventare importante superare il conflitto e provare a rispondere insieme a varie domane, alcune suggerite da Adio, altre da Orlando, e altre ancora che mi frullano per la testa:
- quello individuato per il “villaggio turistico” è il sito a minor impatto ambientale ipotizzabile per l’area?
- sapendo già in partenza che occorre fare piloni di ancoraggio in cemento come già realizzati poco sopra dal Servizio viabilità della Provincia è la scelta ecologicamente più sostenibile?
- quali vincoli sono presenti nell’area e come sono superabili adesso e in futuro per situazioni analoghe che possono aprirsi?
-che tipo di impatto si produrrebbe, in fase di cantiere e post, nell’area sul piano geomorfologico e idrogeologico, paesaggistico, faunistico, ecc.?
- quali disturbi verrebbero attivati o amplificati per la RNMR a così ridotta distanza e su quali specie target sono stati stimanti?
- perché quello presentato è l’unico sito oggetto di dibattito?
- il piano regolatore prevede già altre aree di espansione urbanistica autorizzabili per Trevinano? Dove e per quale cubatura?
- lo sviluppo passa più per la cementificazione o più per le persone e le opportunità di relazione?
- cosa manca a Trevinano per diventare un centro turistico come altri della zona?
- il patrimonio immobiliare di Trevinano attualmente esistente è utilizzabile? Se no perché?
- i proprietari sono sensibili a formule d’uso per ipotizzare un rilancio del borgo e ospitalità diffusa?
- come hanno fatto in paesi e realtà vicini a valorizzare il patrimonio immobiliare esistente?
- che tipo di opportunità imprenditoriale può essere ipotizzata e con quali competenze?
- l’idea di recupero creativo di Mark Steinberg sul castello Buoncompagni è completamente strampalata o è meglio dirottare chi cerca un albergo per gruppi sempre a Bolsena?
- l’offerta esistente di ospitalità diffusa fuori dalla RNMR è stata già censita?
- lo spopolamento di Trevinano è a carico della popolazione del borgo o della popolazione rurale?
- che tipo di opportunità lavorativa possono trovare i Trevinanesi? Le vicine terme di S. Casciano cosa possono offrire?
- quante energie sono disposti a spendere in termini di formazione, rischio e investimento i giovani di Trevinano e non solo per il loro futuro occupazionale?
- cosa ha offerto e cosa potrà offrire per loro e altri l’indotto della RNMR?
- quali attività sostenibili sono soggette a rilancio o agevolazione da parte della RNMR, in particolare per le frazioni?
Leggevo sul giornale che da lunedì 29 gennaio e per 40 giorni in una logica di concertazione è possibile per tutti visionare il redatto Piano del Parco della RNMR (e anche eventualmente presentare proprie osservazioni). Magari potremo scoprire che alle domande sorte ha già brillantemente risposto qualcuno, preposto e remunerato appositamente per la pianificazione, l’analisi e la formulazione di scenari socio-economici, fornendo forse strumenti operativi di lavoro e oggi probabilmente di mediazione. Quindi la commissione proposta nel dibattito praticamente si è già riunita grazie ad un ben adeguato finanziamento pubblico e i risultati sono a disposizione di tutti.
Va anche detto che per l’area pre-parco, sicuramente individuata sulla base di complesse analisi ecologiche, questo nuovo strumento oggi disponibile pianifica le possibili attività compatibili in modo sovraordinato rispetto al piano regolatore e pertanto potrebbe sciogliere molti dei dubbi sollevati.
A questo punto può essere maturo e costruttivo provare a riflettere e rispondere insieme in un pubblico dibattito a queste domande, come mi pare sia la richiesta principale della petizione, e creando opportuni spazi e momenti oltre al presente sito, raccogliendo anche l’esigenza espressa da alcuni di vedersi viso a viso.
Un pubblico incontro può essere l’inizio di un percorso per attuare nuovi modelli di concertazione e dialogo per arrivare ad un laboratorio innovativo di sostenibilità per favorire (senza una necessaria e smodata crescita materiale) attività compatibili con la salvaguardia delle preziose risorse ambientali, della qualità della vita dei cittadini e delle relazioni.
Al nostro Sindaco o chi da lui delegato va il nostro incoraggiamento e aiuto in questa opera di mediazione.
Gianluca Forti
Acquapendente, 28.01.2007